Don Salvatore Iovine
Testimonianza scritta da don Pasquale Sciccone
Resa il 16 Ottobre 1995
Ho conosciuto don Salvatore
Iovine dalla fanciullezza; avevo sei, sette anni quando incominciai a
frequentare le sue lezioni di Catechismo in preparazione alla prima
Comunione. Ci teneva che noi ragazzi frequentassimo la parrocchia non
solo per il Catechismo, ma in tutte le funzioni che si svolgevano come
la Messa domenicale e festiva e, specialmente, le novene dell’Immacolata
e dei defunti per le quali chiamava dei bravi predicatori. Per la mia
assiduità al Catechismo ed a tutte le funzioni che si tenevano in chiesa
- imparai a servire la messa - io diventai il suo prediletto. Desiderava
che lo accompagnassi quando portava l’Eucaristia agli infermi. Egli
abitava in un solo vano senza luce elettrica, servizi igienici ed acqua.
Per bere si recava con la corriera - quando passava - a Marano o a piedi
a Qualiano per riempire due fiaschi d’acqua. Qualche volta ho dormito -
si fa per dire - qualche notte in quella camera e poiché egli soffriva
d’asma, tossiva e si alzava spesso. Altre volte m’invitava a dividere
con lui il pranzo che i contadini gli mandavano in un cesto “o canisto”.
E quante volte mia madre gliel’ ha preparato ed io gliel’ ho portato.
Provò grande gioia quando l’otto dicembre 1950 ricevetti l’abito talare
da lui che poi mi raccomandò di non toglierlo mai. Esigeva, inoltre, che
durante le vacanze natalizie, pasquali ed estive, quando dal Seminario
ritornavo in famiglia, partecipassi ogni giorno alla Messa, facessi la
Comunione e la meditazione. Ormai seminarista, l’aiutavo nella catechesi
ai bambini ai quali egli dava quei principi fondamentali – con parole
semplicissime - che ne avrebbe fatto dei buoni cristiani. Curava la
formazione cristiana dei fanciulli e degli adulti parlando semplicemente
cioè si faceva capire. “Sminuzzava” il Vangelo e le Sacre Scritture in
modo da lasciare in tutti coloro che l’ascoltavano – ed erano in gran
parte analfabeti - qualcosa. Essi apprendevano e i sopravvissuti
ricordano ancora i suoi insegnamenti. In proposito devo dire che molte
cose le ho apprese più da don Salvatore Iovine che da i superiori del
Seminario di Pozzuoli. Ricordo, perché lo accompagnavo, le sue cure per
gli ammalati che visitava a domicilio dando loro il conforto della
Parola di Dio e dei Sacramenti. Notte e giorno era sempre lì, pronto a
condividere tutto con il suo popolo. “C’è don Salvatore”, si era soliti
dire; era l’unico punto di riferimento. Ancora oggi i sopravvissuti ne
sentono la mancanza. Il suo modo di essere parroco, mi ricorda tanto il
santo Curato d’Ars. Chi per la prima volta incontrava don Salvatore
aveva l’impressione di trovarsi di fronte ad un prete burbero, ma era
solo apparenza, un segno della sua riservatezza, della sua vita austera,
ma dopo il primo impatto venivano fuori tutta la sua bontà e semplicità.
Rammento che mi regalò il libro “Cuore” che conservo ancora. Esemplare
era la sua povertà: non possedeva un materasso di lana, dormiva su un
saccone di “sbroglie” (foglie che avvolgono la pannocchia del
granoturco), non chiedeva nulla, viveva con le offerte dei fedeli; per
questo essi – quando potevano - non gli facevano mancare il cibo. Grandi
erano la sua fede, la sua umanità, la cura della casa di Dio e l’amore
per i poveri. Era un sacerdote scrupoloso nel celebrare la Santa Messa
ed esigeva che i fedeli partecipassero; guai a chi si distraeva. E fu
proprio in una domenica d’estate – ero seminarista e in vacanza - che
egli si sentì male mentre celebrava la Messa. Io mi accorsi che non
stava bene. Per alcuni attimi don Salvatore perse la consapevolezza di
ciò che stava facendo, poi si riprese. Sull’altare ove egli stava
celebrando c’era una tela settecentesca, poi rubata, che raffigurava
Sant’Andrea Avellino che muore mentre celebra l’Eucaristia. E don
Salvatore ebbe il primo avviso del male che lo avrebbe portato alla
tomba proprio come il santo, sull’altare. Ritengo don Salvatore Iovine
un santo sacerdote cui non solo debbo la mia vocazione, ma anche la
metodologia pastorale da sacerdote e parroco, specialmente nella
catechesi ai bambini.
Don Pasquale Sciccone
